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21.1.16

#OutOfFashion #EthicallyMade?

Leggi l'articolo pubblicato da Fashion Magazine dopo la tavola rotonda organizzata presso la Fondazione Gianfranco Ferrè all'interno del percorso di Out of Fashion. Grazie ai relatori che hanno accettato il mio invito (da sinistra): Luca Mirabassi - fondatore e CEO Lorena Antoniazzi, Andrea Masotti - CEO Menabò Group, Jwt Italia, Marco Lucietti - Global Marketing Director Isko, Gabriella Ghidoni - fondatrice Artefatto Onlus e Royah.

http://fashionmagazine.it/ItemByCategory.aspx?ItemID=66950

(Articolo firmato da Elisabetta Fabbri tratto da Fashion Magazine)

Ethically Made: per alcune aziende è un concetto nel dna, per altre sta diventando un segno distintivo. Ma come comunicarlo al consumatore finale e, ancora prima, ai distributori? Se ne è parlato a Milano, nell'ambito del corso di formazione Out of Fashion, con le case history di Isko, Lorena Antoniazzi e Artefatto Onlus.

La tavola rotonda si è tenuta venerdì 15 gennaio alla Fondazione Gianfranco Ferrè, sede di Out of Fashion, che punta a formare professionisti e imprenditori sulle pratiche e le dinamiche legate alla sostenibilità

Francesca Romana Rinaldi - docente dell'Università Bocconi esperta di fashion management, nonché co-autrice del libro "L'impresa Moda Responsabile" e creatrice del blog Bio-Fashion - ha ricordato in apertura il concetto di sostenibilità, contenuto all'interno del rapporto Brundtland, pubblicato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo: «Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni attuali senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri».

In base alla dottrina in materia, e in particolare all'approccio Triple Bottom(elaborato da John Elkington nel 1998), gestire la sostenibilità significa occuparsi simultaneamente di creare valore economico, sociale e ambientale.

«Nel caso dell'impresa moda - ha specificato Rinaldi - i portatori di interesse (in gergo, stakeholder) sono cinque gruppi: l'ambiente, la società, le norme, i media e il complesso di arte, cultura e territorio».

Due dati forse bastano per capire il grado di coinvolgimento della filiera: il 19% degli insetticidi e il 9% dei pesticidi nel mondo sono finalizzati alla produzione del cotone.

«Nella moda non esiste un prodotto a impatto zero: il nostro compito è minimizzare l'impatto», ha da subito precisato Marco Lucietti, global marketing director del colosso turco del denim Isko, che da sempre si muove nell'ottica di un'innovazione responsabile e aderisce a stringenti standard produttivi.

Altro compito dell'industria, secondo Lucietti, è quello di "raccontare" il prodotto. Isko sta cercando il più possibile di far passare il messaggio che "etico è bello" e che vale la pena di pagare un certo prezzo per un prodotto ethically made.

Messaggio che è stato recepito dal network del gruppo (fornitori e clienti), mentre i consumatori non dimostrano per ora una grande sensibilità nei confronti della materia. «Ci piacerebbe che le persone, entrando in negozio, dicessero: "Voglio un prodotto fatto in modo responsabile". Ma siamo ancora lontani».

Di altro avviso Luca Mirabassi, fondatore e titolare del marchio di womenswear Lorena Antoniazzi, noto per la maglieria in cashmere. «Il consumatore - ha dichiarato - è sempre più consapevole e informato grazie a Internet».

L'anello debole della catena, secondo Mirabassi, è la distribuzione: alcuni wholesaler «vecchi», ma anche i commessi dei monomarca. «Oggi - ha spiegato - è molto difficile trovare le persone giuste, formarle e trattenerle. All'estero, per pochi euro in più vanno a lavorare da un altro».

Confidando sui consumatori più digitalizzati, già quattro anni fa Lorena Antoniazzi ha applicato sui capi etichette dotate di QR code. «Garantiscono un'estrema trasparenza, che sta dando ottimi risultati in termini di vendite, soprattutto all'estero».

«Oggi - ha spiegato Andrea Masotti, ceo dell'agenzia di comunicazione Menabò Group - si possono raccontare i valori dell'azienda con strumenti online e offline. Il rischio, con una distribuzione troppo frammentata fra i diversi canali, è che si perda lo storytelling. Nel caso del wholesale, il racconto è affidato alla capacità del singolo commesso».

A proposito della comunicazione veicolata dai social media, Masotti ha posto un interrogativo su cui riflettere: «Crea più trasparenza o più confusione?».

Gabriella Ghidoni, fondatrice di Artefatto Onlus (associazione no profit che promuove e divulga la cultura di gruppi svantaggiati attraverso l’arte, il design e l’artigianato) e Royah (un progetto di ethical design che coinvolge le donne afghane), ha chiuso l'incontro parlando di moda solidale e di Fairtrade.

In questo specifico ambito è possibile anche la "tracciabilità delle persone". «Il consorzio che si occupa di diffondere i prodotti del mercato equo e solidale - ha spiegato Ghidoni - ha una rete di collaboratori che monitorano come lavorano i produttori del fair trade. Chi ne fa parte decide di aderire a 10 specifici principi». Il web in questo caso aiuta: la lista delle piccole manifatture "virtuose" si può consultare online.

Elisabetta Fabbri 

21.11.11

Bio-Fashion talks: amazing w-e at Change-up Winter

This w-e was amazing for the chance to talk with great Italian brands of responsible fashion both at the workshop and at the stands during Change-up! Winter (SuperstudioPiù, November 18-20).
Credits: Federico Simone www.federicosimone.it
Here are the main topics of the workshop.
We started from topic of "etical fashion and international cooperation" with Gabriella Ghidoni and Lorenza Marzo.
Gabriella Ghidoni (Royah, Arte-fatto Onlus, www.royah.org) talked about “Royah Ethical Design: fashion in Kabul” explaining how fashion can help to reduce the distance between the eastern tradition and culture and western taste thanks to a group of women that collaborate in the Royah and Arte-fatto project started in 2005 in Kabul.
Credits: Marco Valerio Esposito
Lorenza Marzo (Light for New Life Foundation,www.light4newlife.wordpress.com) talked about "The condition of women in Tanzania and international cooperation": Light for New Life Foundation is a non-profit organization with the objective of sustaining a group of about 100 Tanzanian women giving new job opportunities.
The production of carpets becomes an activity for the women empowerment in the society. A small artisanal group with about 10 tailors are also producing bags with kitenge and batik, typical african coloured fabrics.
Credits: Federico Simone www.federicosimone.it
The second table was about the deep relationship between ethics and aesthetics with many guest speakers, starting from Roberta Rizzoli (Dr. Hauschka Cosmesi, WALA Italia, www.drhauschka.it) that talked about "Cosmetics and Natural glamour” and the importance of having a high quality certified product with the use of organic and natural ingredients.
Since it is a great challenge to produce high quality cosmetic and always available Dr. Hauschka started several projects of cultivation abroad, which ensures a constant availability of the highest quality ingredients and encourage bio-dynamic and organic agriculture. They also offer the opportunity for poor countries to contribute infrastructure to determine their own future. With these projects, farmers are guaranteed contracts in place for collaboration and long-term purchase and because of that local communities receive assistance in both financial and organizational, for obtaining organic certification. Here are the plans: Shea butter in Burkina Faso, Rosa damascena in Bulgaria, Afghanistan and Iran, Castor oil in India.
Credits: Federico Simone www.federicosimone.it
Ondine for Wave-O (www.wave-o.it) described the challenge of Wave-O, which is granting the premium quality using organic cotton trying to reduce the price of the final product: this is possible by having a monoproduct brand (producing T-shirt only), by increasing the economies of scale (keeping the production in the same factory in subcontracting) almost "0 Km".
Then we discussed about "Chic rycicling" together with Margherita Vaghi (La Bolsina, www.labolsina.com) which (re)uses fabrics that were "once for (luxury) hotels, now for bags”.
Carmela Lacerenza and Maria Gualtieri from Cami Gualta (www.camigualta.com) showed their incredible ability to make fashionable earings, necklaces, brooches and bracelets using rubber!
Francesca and Margherita Paglia from FeM Paglia (www.fempaglia.it) described how they "start from the recycled prestige fabrics" to make wonderful fashion creations.
At the end we all were delighted by the incredible jewels of Patricia Vergara from Madreplata (www.madreplata.com). The jewelry line Madreplata born in 2007 with the aim of providing a high quality product that combines the traditional Peruvian expertise in jewels with the Italian design. Silver,Peruvian shells and semiprecious stones, are the materials used to create unique pieces crafted with traditional techniques such as hammer, knitting, crocheting, and the watermark.