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13.4.18

New Bocconi MOOC course on "Corporate Sustainability"

Hi everyone interested in sustainability! Make sure to attend the Bocconi x Coursera Mooc course on “Corporate Sustainability. Understanding and Seizing the Strategic Opportunity” that just started: next week the course will be focused on discussing successful cases of organizations focusing on a business model designed around sustainability principles and mindsets. Among those there will be my video on "Responsible Innovation Startups: Re-Bello & Wrad Cases" with Daniel Tocca and Matteo Ward!  
You can find it here: https://lnkd.in/e7Mpg9s

5.4.18

Bio-Fashion Events: Fashion Revolution


Green Light for Business is happy to welcome you to the event: “Fashion Revolution: green trends across the fashion industry”.

The fashion industry has been an engine for global development, accounting for €1.5 trillion revenues in 2016, employing 60 million people along its value chain. However, pressures coming from scarcity of natural resources, raising costs of providing raw materials and social unrest are hindering this positive growth trajectory, forcing companies to rethink and redesign their way of doing business. 
It is not, or at least in part, about being environmentally-driven. 
Mostly, it is about being profit and risk-driven.
As of today, the push for sustainability in the fashion industry is still relatively low.
For businesses, acting differently than today and pursuing novel solutions offer an opportunity to maintain and ensure profitable growth going forward. If no action is taken, fashion brands will find themselves likely squeezed between falling average per-item prices, deeper discount levels, rising costs, and resource scarcity along the value chain.
Incorporating sustainability into the business strategy will be the key competitive advantage to ensure future survival.
At the event you will have the chance to meet 4 notable examples of companies building a business case for sustainability: from luxury bags, to technical apparel, to end with ecological and innovative materials.
Changing the rules of the game will be no piece of cake.
Are you up for the challenge?
Then, see you the to meet our guest speakers:
- Francesca Romana Rinaldi, Bocconi University & Milano Fashion Institute
- Giorgio Ravasio, Country Manager Italia Vivienne Westwood
- Enrica Arena, Founder of Orange Fiber
- Anna Fiscale, Founder of Progetto Quid
- Stefano Bassi, Enviro Initiatives Coordinator Patagonia Milano

25.5.17

Events: Traceability in the Supply Chain@Bocconi

You are all invited tomorrow h9am in the Bocconi Aula Magna for the Master in Green Management, Energy and Corporate Social Responsibility Conference: we'll be debating about Traceability in Fashion with Marco Lucietti - ISKO, Federico Corneli - Haikure and Matteo Ward - WRAD. 

Here is the detailed program:

12.10.16

Bio Fashion @ Festival Della Crescita

Bio-Fashion will be at Festival Della Crescita in Milan at Palazzo delle Stelline on October 14, h11-13 to talk about Responsible Fashion. 
Here are the speakers of the round table that will be managed by Francesco Morace:
- Lapo Baglini, Polimoda
- Claudio Marenzi, Herno
- Francesca Romana Rinaldi, Università Bocconi and Milano Fashion Institute
- Salvo Testa, Università Bocconi 
See you there!


15.3.16

Rebirth Forum: la Mela Reintegrata by Michelangelo Pistoletto

17 – 18 – 19 marzo
Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci

2° Rebirth Forum – La Mela Reintegrata
Tre giorni di confronto e dibattito sull’innovazione responsabile e sostenibile


Sarà La Mela Reintegrata, l’opera di Michelangelo Pistoletto il simbolo e il tema ispiratore del “2° Rebirth Forum - La Mela Reintegrata” a Milano, dal 17 al 19 marzo, negli spazi del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci che si concluderà il 21 marzo con l’installazione permanente dell'opera in Piazza Duca D’Aosta.

Tra il 17 e il 19 marzo, a Milano, si incontreranno oltre cento rappresentanti dei mondi delle istituzioni, dell’arte, del design, dell’università, delle associazioni, dei movimenti ambientalisti, degli attivisti legati ai temi del cibo, della finanza etica, dell’agricoltura urbana, per dar vita ad un cantiere lungo un anno in grado di innestare processi di trasformazione sociale che incidano profondamente sul territorio milanese. Il percorso nasce dal lavoro di Michelangelo Pistoletto e di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto e coglie l’occasione della presentazione de La mela reintegrata per dar vita a questo grande laboratorio.
“Cercavamo un modo per condividere questo percorso – ci ha spiegato Paolo Naldini, Direttore della Fondazione - per far sì che la presentazione dell’Opera di Michelangelo non rimanesse fine a se stessa o comunque relegata solo al mondo degli estimatori, ma diventasse un occasione per innestare quei processi di trasformazione sociale che da anni cerchiamo di raccontare”.
Tre giorni di confronto e dibattito tra i rappresentanti delle istituzioni pubbliche, docenti e ricercatori universitari, insegnanti, associazioni della società civile e altri soggetti impegnati in pratiche di innovazione responsabile e sostenibile nei diversi ambiti: dall’agricoltura alla salute, dalla tecnologia all’economia, dalla produzione alla politica, dall’architettura alla moda. Questa è forse la caratteristica più importante di questo evento. Non un semplice simposio ma il tentativo di innestare un vero e proprio “cantiere sociale” che veda protagonista la città di Milano (come laboratorio di un modello poi replicabile ovunque).
Il Forum non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza – spiega Paolo Naldini direttore Cittadellarte-Fondazione Pistoletto - I lavori che imposteremo in questi tre giorni proseguiranno poi per un anno proprio su Milano, per avviare davvero cambiamenti concreti sul territorio.
Dopo la prima edizione del Forum a Cuba, tenutasi lo scorso anno, i temi in discussione introdotti da Michelangelo Pistoletto in questo secondo Forum saranno sette: formazione, natura e cultura, economia e governo, antropologia e sociologia del contemporaneo, arte tra religione e politica, urbanistica, produzione e responsabilità sociale.
I temi saranno incrociati ad altre aree interdisciplinari e settori d’interesse, tra cui: Alimentazione – Genetica – Medicina – Formazione – Filosofia – Tecnologia – Ricerca scientifica – Architettura – Design – Moda – Economia – Politica – Ambiente paesaggio agronomia – Energia – Imprenditoria e artigianato – Arte – Religione.

L'apertura del Forum si svolge con la partecipazione delle autorità istituzionali; quindi, si avvia una fase di lavoro in gruppi in forma di dibattito plenario e tavoli tematici, a cui partecipano 100 invitati. Seguirà la stesura di un documento finale, che costituirà la base del programma di lavoro per il “Cantiere Permanente Rebirth - Milano”: un laboratorio operativo che durerà per tutto l’anno, il cui obiettivo è tracciare delle linee comuni per contribuire allo sviluppo delle pratiche di cambiamento della società. Il terzo giorno il Forum si conclude con una sessione aperta al pubblico e alla stampa, in cui vengono presentati i risultati dei lavori.
(Ph.EnricoAmici)
Il lavoro su Scienza e Società in cui è impegnato il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia – dichiara il Direttore generale Fiorenzo Galli - trova nell'opera di Michelangelo Pistoletto un ideale compagno di viaggio per un immediato e un futuro impegno. Infatti, il pianeta sta affrontando la più grave e complessa crisi della sua storia riferita all'uomo. La popolazione mondiale è in continuo aumento e, nonostante squilibri di opportunità, l'aggressione alle risorse naturali è grave e senza precedenti. La ricomposizione fra equilibri naturali e sviluppo delle conoscenze deve trovare un nuovo e indispensabile equilibrio, pensando anche a nuovi modelli sociali.
La conclusione del Forum sarà anche segnata dall'inaugurazione de La Mela Reintegrata, donata alla Città di Milano da Michelangelo Pistoletto e Cittadellarte, alla presenza dell’artista e del Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, all'Assessore alla Cultura Filippo Del Corno e all'Assessore ai Lavori Pubblici Maria Carmela Rozza, nella sua collocazione definitiva, Piazza Duca D’Aosta, lunedì 21 marzo alle ore 14,30.

L’opera - spiega l’artista Michelangelo Pistoletto - rappresenta l’entrata in una nuova era nella quale mondo artificiale e mondo naturale si ricongiungono producendo un nuovo equilibrio planetario. il passaggio epocale che il mondo sta vivendo ed è l'indicazione di come affrontarlo, un'opera che coinvolge oggi ognuno di noi e il futuro di noi tutti.
Secondo Michelangelo Pistoletto “la storia umana è al terzo stadio. Il primo era il paradiso naturale, di quando eravamo dentro alla mela. Con il morso della mela siamo usciti dalla natura e passati al secondo stadio, il paradiso artificiale, che ormai divora la mela, cioè devasta l'intera natura. Adesso dobbiamo passare al terzo stadio, quello in cui si realizza la cucitura del mondo artificiale con il mondo naturale. Il Terzo Paradiso nel quale la scienza e la tecnica anziché allontanarci dalla natura ci aiutano aiutano a salvare la natura stessa e con essa l'intera umanità”.


2° FORUM REBIRTH – LA MELA REINTEGRATA

Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, via San Vittore 21, Milano


Giovedì 17 marzo, Sala del Cenacolo, dalle 14.30 alle 16.00 (aperto alla stampa)

Intervengono:

Fiorenzo Galli, Direttore Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci

Filippo Raffaele Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano
Giulia Maria Crespi, Presidente onorario FAI
Giuliana Carusi Setari, Presidente Fondazione Pistoletto
Carlo Capasa (Direttore Camera Nazionale della Moda Italiana)
Massimo Tarantino ( Fondazione Giangiacomo Feltrinelli)
Michelangelo Pistoletto, artista
modera: Paolo Naldini, Direttore Fondazione Pistoletto e Fortunato D'Amico, curatore Forum Rebirth


Venerdì 18 marzo, Sala del Cenacolo, dalle ore 9,30 alle 19,30 (chiuso al pubblico)

Sabato 19 marzo, Auditorium, dalle 10.00 alle 13.00 (aperto al pubblico e alla stampa)

Intervengono:

Fiorenzo Galli, Direttore Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci

Maria Teresa Pisani (commissione Economica per l'Europa, Nazioni Unite)
Piero Bassetti (Fondazione Giannino Bassetti)
Luisa Collina ( Preside Politecnico di Milano - Scuola del Design)
Massimo Tarantino ( Fondazione Giangiacomo Feltrinelli)
Laura Ferraris ( Assessore alla Cultura del Comune di Parma)
Francesca Romana Rinaldi (Direttore Master in Brand & Retail Management Milano Fashion Institute)
Mauro Rossetti (Direttore Tessile e salute)
Daniel Tarozzi (Italia che Cambia)
Michelangelo Pistoletto, artista
modera: Paolo Naldini, Direttore Fondazione Pistoletto e Fortunato D'Amico, curatore Forum Rebirth 

20.2.16

The quest for #ResponsibleInnovation #IdeasOfManagement #SDABocconi

Here is my interview with Marco Lucietti on Responsible Innovation: read the article on SDA Bocconi Ideas of Management.


Many firms in a wide variety of industries are nowadays willing to find the right Corporate Social Responsibility strategy in order to get the benefits of a multi-stakeholder approach, such as having greater capacity to attract human capital, improving the business climate and thus employee performance, reinforcing the brand value. But for the business community the term “Corporate Social Responsibility” is considered quite outdated and managers often prefer talking about “Responsible Innovation” since the latter clearly refers to a 360° approach based on social, environmental, ethical responsibility and innovation.
Can Responsible Innovation be an important driver for the firms’ success and internationalization? For a firm growing at global level, what is the updated role and which are the required skills for a good manager?
These questions are definitely hot in fashion, one of the key sectors for the Italian economy. Several textile & clothing companies are currently in the process of updating their business models, leveraging on responsibility and technological innovation, willing to build renewed and solid sources for a sustainable competitive advantage.
In this article I would like to share an interesting talk I recently had with a manager that spent most of his time on the development of a strategy based on Responsible Innovation: Marco Lucietti, 44 years old, Global Marketing Director of the Turkish company Sanko Holding/ISKO™ Division*.

What does Responsible Innovation mean and why companies in fashion & textile are nowadays investing on it?

Responsible Innovation is a very wide concept, meaning that it is effective only when it embraces all aspects of a company’s activity. In my experience, I have strongly committed myself and, therefore, ISKO™ to the implementation of a consistent responsible approach. What does that mean? I believe that this idea is mostly around “respect”: respect for people who are working and partnering with us, but also people that will experience our innovation at the very end of the value chain; respect for the environment, bearing in mind that we are due to pay attention to how we approach the planet and we are all asked to do our best in order to reduce our negative impact. Everything should always be done in the name of transparency.

Let’s talk about Responsible Innovation applied to denim: the topic is relevant since cotton is one of the most “irresponsible” fibers in fashion. Patagonia, among the most sustainable companies in the world at the end of 2015 decided to introduce an “Advanced Denim technology” for its denim line, basing it on three main pillars: use of organic cotton, sustainable dyeing, Fair Trade Certified Sewing.
Which are the main challenges to get more transparent value chains?

In my opinion, the most difficult thing is to deliver transparency in each step of the value chain. We as ISKO™ are for sure able to guarantee that our part concerning denim fabric production is responsibly innovative, but what about the other steps? From my side, I have pushed to always choose partners (laundries, garment makers and so on) that do share our same beliefs and approach, to be able to offer brands with a guaranteed and certified value chain from beginning to end. In my opinion, this is the only way brands can be sure to rely on trustworthy partners that are seriously committed, and this is the only way to say that the production is really transparent.

 

An “orchestrator” helps the different players in the industry to be more connected, thus making easier to share a story about a transparent value chain. Which are the conditions to become an “orchestrator”?

The “orchestrator” is someone that is fully aware of the importance of responsibility and intends to put it into action, without compromises. This is someone that has established itself as a real thought leader, constantly improving the culture of the industry as of innovation, both for products standard, approaches and trends.
In these years at ISKO™, I personally put all my efforts into the pursuit and realization of this positioning as thought leader of the denim industry, to create the conditions of innovation for the sector.

Sharing a story with the consumers about the value chain is not easy at all but is part of the duties of a company working on Responsible Innovation. Many ingredient brands are trying to get visibility towards the final consumers implementing B2B2C strategies creating partnerships along the value chains: which are the opportunities and challenges of ingredient branding?

Constructing a quality ingredient brand is a process that requires time and consistency because it means, first and foremost, creating value at every stage of the production cycle, from design concept to manufacture. Once the target value has been achieved, it must then be communicated to the fashion brand and to the end-consumers in order for it to be of use of everyone.
When I started at ISKO™, denim fabric was generally conceived as a commodity: not many people, even professionals, did perceive the real difference behind choosing a certain fabric rather than the other. They did recognize a difference in performance, but maybe didn’t acknowledge that the difference was also in the weave and in the way fibers are blended to get the maximum fit support and result.
I think that the main challenge of our positioning as ingredient brand was exactly to let people perceive this added value that is brought by denim fabric itself, creating a rational and emotional bond with the partners and in the end with the final consumers, enriching also the brands’ storytelling.

Are there some jeanswear brands you would like to mention as best practices for Responsible Innovation? Why?

Among the many brands we are collaborating with, we were glad to find a lot of partners open and willing to commit to responsible innovation. I think that a couple stood out on this, for example Nudie Jeans that launched the Post Recyle Dry project in collaboration with ISKO™, and also the Italian brand haikure that has transparency as its priority and has made its collections fully traceable from beginning to end.

Is the consumer ready to appreciate this kind of storytelling, thus recognizing the higher value provided by Responsible Innovation?

I really think that, given a product that is at the forefront for technology and fit performance, the consumer is rewarding those who are committing themselves toward Responsible Innovation. Much more than simple eco-sustainability, the wider concept of Responsible Innovation is more and more capable to drive consumers’ purchase choice – and it will be more and more important in the near future.

Which suggestions would you like to share with fashion & textile companies willing to work on Responsible Innovation?

I would recommend them not to stick to their only behavior or approach, rather to have a wide view of the value chain to see how their partners are acting. On the other side, I think that they shouldn’t highlight only the “green” side of responsibility: ethics is key as well.

I perfectly agree with you, Responsible Innovation needs to be “made-to-measure” according with the different brand identities.
To conclude, which do you feel is the role of a manager working in an international company dealing both with developing and developed countries?

A manager should always bear in mind that positioning the company’s activity only following a price-driven approach is exactly the one that leads the company’s products and activity to be perceived as a commodity. Developing countries should be used as leverage when they represent an example of virtuous cooperation.
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At the end of the interesting talk with Marco Lucietti I had a clear idea of what working on Responsible Innovation means: it is a complex job that requires a lot of skills, energy and enthusiasm.
In 2001 Porter and Kramer wrote in their popular Harvard Business Review article Creating Shared Value: “The solution lies in the principle of shared value, which involves creating economic value in a way that also creates value for society by addressing its needs and challenges. Businesses must reconnect company success with social progress. Shared value is […] a new way to achieve economic success.”
Having as main goal the creation of shared value, the role of a “good manager” is nowadays challenged by the need of handling increasing complexities along the value chain and a “good global manager” needs to be also a cultural mediator with the important role of sensitizing the approach of companies, especially the ones coming from developing countries, towards better sustainability standards.

*ISKO™ is the global leader for Premium Denim, top-quality ingredient at the forefront of innovation. Thanks to its strong R&D and deep knowledge of global trends, it’s capable of untiringly creating cutting-edge patented technologies revolutionizing the jeans world and inspiring new fashionable lifestyles, with special attention to quality and performance. http://www.isko.com.tr
The article has been originally published on SDA Bocconi Ideas of Management.
http://ideas.sdabocconi.it/strategy/archives/4868

21.1.16

#OutOfFashion #EthicallyMade?

Leggi l'articolo pubblicato da Fashion Magazine dopo la tavola rotonda organizzata presso la Fondazione Gianfranco Ferrè all'interno del percorso di Out of Fashion. Grazie ai relatori che hanno accettato il mio invito (da sinistra): Luca Mirabassi - fondatore e CEO Lorena Antoniazzi, Andrea Masotti - CEO Menabò Group, Jwt Italia, Marco Lucietti - Global Marketing Director Isko, Gabriella Ghidoni - fondatrice Artefatto Onlus e Royah.

http://fashionmagazine.it/ItemByCategory.aspx?ItemID=66950

(Articolo firmato da Elisabetta Fabbri tratto da Fashion Magazine)

Ethically Made: per alcune aziende è un concetto nel dna, per altre sta diventando un segno distintivo. Ma come comunicarlo al consumatore finale e, ancora prima, ai distributori? Se ne è parlato a Milano, nell'ambito del corso di formazione Out of Fashion, con le case history di Isko, Lorena Antoniazzi e Artefatto Onlus.

La tavola rotonda si è tenuta venerdì 15 gennaio alla Fondazione Gianfranco Ferrè, sede di Out of Fashion, che punta a formare professionisti e imprenditori sulle pratiche e le dinamiche legate alla sostenibilità

Francesca Romana Rinaldi - docente dell'Università Bocconi esperta di fashion management, nonché co-autrice del libro "L'impresa Moda Responsabile" e creatrice del blog Bio-Fashion - ha ricordato in apertura il concetto di sostenibilità, contenuto all'interno del rapporto Brundtland, pubblicato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo: «Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni attuali senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri».

In base alla dottrina in materia, e in particolare all'approccio Triple Bottom(elaborato da John Elkington nel 1998), gestire la sostenibilità significa occuparsi simultaneamente di creare valore economico, sociale e ambientale.

«Nel caso dell'impresa moda - ha specificato Rinaldi - i portatori di interesse (in gergo, stakeholder) sono cinque gruppi: l'ambiente, la società, le norme, i media e il complesso di arte, cultura e territorio».

Due dati forse bastano per capire il grado di coinvolgimento della filiera: il 19% degli insetticidi e il 9% dei pesticidi nel mondo sono finalizzati alla produzione del cotone.

«Nella moda non esiste un prodotto a impatto zero: il nostro compito è minimizzare l'impatto», ha da subito precisato Marco Lucietti, global marketing director del colosso turco del denim Isko, che da sempre si muove nell'ottica di un'innovazione responsabile e aderisce a stringenti standard produttivi.

Altro compito dell'industria, secondo Lucietti, è quello di "raccontare" il prodotto. Isko sta cercando il più possibile di far passare il messaggio che "etico è bello" e che vale la pena di pagare un certo prezzo per un prodotto ethically made.

Messaggio che è stato recepito dal network del gruppo (fornitori e clienti), mentre i consumatori non dimostrano per ora una grande sensibilità nei confronti della materia. «Ci piacerebbe che le persone, entrando in negozio, dicessero: "Voglio un prodotto fatto in modo responsabile". Ma siamo ancora lontani».

Di altro avviso Luca Mirabassi, fondatore e titolare del marchio di womenswear Lorena Antoniazzi, noto per la maglieria in cashmere. «Il consumatore - ha dichiarato - è sempre più consapevole e informato grazie a Internet».

L'anello debole della catena, secondo Mirabassi, è la distribuzione: alcuni wholesaler «vecchi», ma anche i commessi dei monomarca. «Oggi - ha spiegato - è molto difficile trovare le persone giuste, formarle e trattenerle. All'estero, per pochi euro in più vanno a lavorare da un altro».

Confidando sui consumatori più digitalizzati, già quattro anni fa Lorena Antoniazzi ha applicato sui capi etichette dotate di QR code. «Garantiscono un'estrema trasparenza, che sta dando ottimi risultati in termini di vendite, soprattutto all'estero».

«Oggi - ha spiegato Andrea Masotti, ceo dell'agenzia di comunicazione Menabò Group - si possono raccontare i valori dell'azienda con strumenti online e offline. Il rischio, con una distribuzione troppo frammentata fra i diversi canali, è che si perda lo storytelling. Nel caso del wholesale, il racconto è affidato alla capacità del singolo commesso».

A proposito della comunicazione veicolata dai social media, Masotti ha posto un interrogativo su cui riflettere: «Crea più trasparenza o più confusione?».

Gabriella Ghidoni, fondatrice di Artefatto Onlus (associazione no profit che promuove e divulga la cultura di gruppi svantaggiati attraverso l’arte, il design e l’artigianato) e Royah (un progetto di ethical design che coinvolge le donne afghane), ha chiuso l'incontro parlando di moda solidale e di Fairtrade.

In questo specifico ambito è possibile anche la "tracciabilità delle persone". «Il consorzio che si occupa di diffondere i prodotti del mercato equo e solidale - ha spiegato Ghidoni - ha una rete di collaboratori che monitorano come lavorano i produttori del fair trade. Chi ne fa parte decide di aderire a 10 specifici principi». Il web in questo caso aiuta: la lista delle piccole manifatture "virtuose" si può consultare online.

Elisabetta Fabbri 

13.1.16

Rethinking Luxury n.3 #VBCshowroom

Durante il terzo evento di #RethinkingLuxury ospitato il 16 dicembre da Vitale Barberis Canonico si è parlato di Moda, Arte e Cultura per la valorizzazione del territorio.

Ci siamo chiesti se il lusso possa essere catalizzatore di un circolo virtuoso di idee innovative per la valorizzazione del distretto e del territorio. 

Insieme ai relatori abbiamo parlato delle modalità per creare “valore condiviso” attraverso il connubio tra Moda, Arte e Cultura.
Alla tavola rotonda hanno partecipato:

- Anna Detheridge - Connecting Cultures
- Olga Pirazzi - Cittadellarte, Fondazione Pistoletto 
- Federica Vacca - Polimi, co-founder Fashioninprocess.com 

Sotto trovate il reportage della piacevole serata.

21.11.15

Rethinking Luxury n.1 #VBCshowroom


Giovedì 5 novembre si è tenuto il primo appuntamento dal titolo “Innovazione Responsabile & Ingredient Branding”. 
E' stato un piacere coordinare un tavolo di eccellenti speaker: hanno partecipato Francesco Magri Country Manager & Director Woolmark Italy, Marco Lucietti Global Marketing Director Isko, Andrea Masotti CEO Menabo Group - Partner Jwt Italia, Claudio Marcolli CEO Swarovski, i quali ci hanno offerto alcuni buoni esempi di sostenibilità che sono riusciti ad integrare (con eleganza) etica ed estetica, rendendo sostenibile la propria innovazione.
La scelta della location, lo showroom del lanificio Vitale Barberis Canonico non è stata casuale.
L’eccellenza delle materie prime, la tutela dell’ambiente, la costante attenzione alla salute di dipendenti e consumatori sono i valori che hanno reso il lanificio Vitale Barberis Canonico un eccellente esempio di responsabilità sociale.
















15.9.15

"Lombardia: the cradle of sustainable fashion" @ Expo


UNICI per EXPO
Il Fuori EXPO di CNA Milano Monza Brianza

Presenta
Lombardia: the cradle of the sustainable fashion
tavola rotonda dedicata alla moda sostenibile ospitata in Expo

CNA ha organizzato un incontro tra imprenditori, docenti universitari e associazioni culturali per discutere sullo stato dei lavori nella nostra Regione in un settore sempre più in espansione come quello della moda sostenibile e lo stilista Simone Marulli presenterà la sua collezione di abiti da sposa realizzata con fibre di latte
L'incontro sarà introdotto da Antonio Franceschini, responsabile nazionale CNA Federmoda e moderato da Paola Baronio, giornalista specializzata in moda etica.

La tavola rotonda è aperta al pubblico e per i partecipanti sono disponibili biglietti di ingresso a Expo 2015 al prezzo ridotto di 23 euro. Per infocnaexpopoint@cnamilanomb.it
 
sabato 19 settembre ore 11.30| primo piano di Pianeta Lombardia - Padiglione Italia

ABITI DI LATTE by Simone Marulli 

21.5.15

Events: World Fair Trade Week 2015 Milano




Sono sei gli eventi principali della World Fair Trade Week: la Fair&Ethical Fashion Show (22-24 Maggio, Milano all'ex Ansaldo), prima fiera internazionale di moda etica e sostenibile con un ricco programma culturale e 30 espositori da 12 Paesi, la World Fair Trade Conference dal 24 al 27 Maggio che accoglie al Hotel Klima oltre 221 delegati WFTO da 57 Paesi del Mondo, la Milano Fair City dal 28 al 31 Maggio -prima fiera mondiale del Fair Trade- alla Fabbrica del Vapore di via Procaccini che ospita 170 espositori da 30 Paesi e un calendario di 40 tra incontri e conferenze. E ancora il Fair Trade Symposium organizzato insieme al Politecnico di Milano dove 70 ricercatori da 12 Paesi si confrontano su 59 paper  di studio e l'assemblea annuale di AGICES-Equo Garantito, momento di incontro e confronto tra i protagonisti del settore in Italia, settore che malgrado la crisi vede aumentare i suoi punti vendita. E infine la Milano Fair Cuisine dal 13 al 31 Maggio.

La Fair&Ethical Fashion Show (22-24 Maggio, Milano all'ex Ansaldo) sarà il primo salone internazionale di moda etica e solidale, tre giorni di eventi, 30 espositori italiani e internazionali e la première italiana di “The True Cost”, il docufilm di Andrew Morgan sugli impatti sociali e ambientali delle produzioni della moda. F&EFS introduce alla cerimonia ufficiale di apertura della World Fair Trade Week.
Questo evento dimostra l’interesse crescente dei consumatori non solo verso il lato estetico della moda ma anche sui materiali utilizzati e i processi produttivi adottati dalle maison che sempre più devono essere rispettosi dell’ambiente della persona.
La kermesse, organizzata da Equo Garantito -Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale-, WFTO World Fair Trade Organization insieme all'Assessorato alle Politiche del Lavoro, Università e ricerca, Moda e Design del Comune di Milano, è pensata per concentrare lo sguardo del pubblico sul lato meno conosciuto del mondo della moda, quello del lavoro e delle produzioni degli artigiani degli atelier etici. Officine in cui il capo viene creato e confezionato a mano secondo i principi del Fair Trade e nel rispetto dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori e produttori di vestiti, tessuti e accessori. F&EFS  afferma -nella città della Moda che ospita Expo2015-, nel vestire come a tavola, il punto di vista del Fair Trade, su cui il Movimento del Commercio Equo e Solidale italiano (EquoGarantito) ed europeo (position paper WFTO-EU) hanno espresso in modo netto il proprio orientamento e pubblicato il Manifestodella Milano World Fair Trade Week.

Si inizierà domani, venerdì 22 maggio con gli incontri B2B per gli addetti al settore.
Si proseguirà con convegni, workshop, presentazioni e proiezioni in una scaletta, aperta al pubblico, che prevede, fra gli altri, due eventi di portata internazionale.

Sabato 23 Maggio alle 10.30, l'area incontri dell'Ex Ansaldo ospiterà il convegno “La moda cambia abito. L’industria della moda tra diritti e business”, promosso dalla Camera Nazionale della Moda, AGICESEquo Garantito, WFTO e Assessorato Moda e Design del Comune di Milano. È un convegno aperto al pubblico al quale parteciperanno Cristina Tajani, assessore Moda e Design Comune di Milano, Luca Marco Rinfreschi -presidente di CNA Federmoda-, Francesca Romana Rinaldi -SDA Bocconi e Milano Fashion Institute-, Laura Strambi-Yoj design director, Ersilia Monti -Campagna Abiti Puliti-, David Cambioli-vicepresidente Equo Garantito, Emanuela Mora -Università Cattolica del Sacro Cuore e ModaCult-, Nicoletta Morozzi -Piattaforma Sistema Formativo Moda,- Massimiliano Bizzi  -presidente di White-, Luisa Della Morte -direttore dell’agenzia Sigillo-, i rappresentanti della Camera della moda. Modera Carla Signorile, Caporedattore di Class Editori.


Alle 14 di sabato 23 Maggio, Francesca Romana Rinaldi presenterà il libro “L’impresa moda responsabile. Integrare Etica ed Esteticanella Filiera” (Egea, 2013), al primo piano Ex Ansaldo. Insieme all'autrice parteciperà Safia Minney, People Tree.
Alle 16 di sabato 23, Style for life. Tracce di etica nella moda.  Incontri modello TED Talks, all'area incontri, primo piano Ex Ansaldo. Alla presenza di Orsola de Castro - FromSomewhere e campaigner Fashion Revolution-, Vincenzo Linarello -presidente di Cangiari-, Laura Strambi, -Yoj design director-, Caterina Occhio - di SeeMee-, Maria Chiara Dondi - altraQualità-, Marina Spadafora - Auteurs du Monde e campaigner Fashion Revolution-.

Il 23 Maggio alle 18 al cinema Mexico  di via Savona, 57 la première italiana di “The True Cost”  il docufilm di Andrew Morgan  che racconta “Una storia sui vestiti che indossiamo e sulle persone che li confezionano”. È un viaggio nei luoghi sconosciuti del mondo in cui produrre moda significa accettare, o ignorare, elevati costi umani e ambientali. L'opera è una riflessione sul tema affrontata con le più influenti personalità che ruotano intorno al mondo della moda e dello sviluppo come la stilista Stella McCartney , l'ambientalista indiana Vandana Shiva  e l'ambasciatrice Oxfam, Livia Firth,  che è anche una delle produttrici esecutive della pellicola. Alla fine della proiezione Morgan incontrerà gli spettatori insieme alla direttrice di Marie Claire, Antonella Antonelli. 
Guarda il trailer di “The True Cost”




Domenica 24 maggio alle 10  si terrà al primo piano dell'Ex Ansaldo, la cerimonia di apertura della World Fair Trade Week  alla presenza di Rudi Dalvai  -presidente di WFTO-, Alessandro Franceschini- presidente di Equo Garantito-, Palagummi Sainath - giornalista indiano esperto di impatti della globalizzazione-, rappresentante Fondazione Cariplo , Mauro Parolini  -assessore al commercio, turismo e terziario della Regione Lombardia-, Simonetta Rubinato - deputata firmataria della proposta di legge nazionale sul commercio equo e solidale-, Alessandro Pollio Salimbeni - direttore centrale Attività Produttive e Marketing Territoriale del Comune di Milano-, Cristina Tajani - assessore alla Moda e Design del Comune di Milano-. Modera Pietro Raitano -direttore di Altreconomia-.

Alle 11.30, il primo piano Ex Ansaldo sarà la location della performance artistica dedicata alla moda etica e solidale a cura di  Nuvolanove, dal titolo “In a garden: cultivating the future” . Spettacolo aperto al pubblico. Dalle 10 alle 19, oltre 30 stand di produttori, artigiani e rappresentanti dell'organizzazione e delle istituzioni accoglieranno il pubblico all'Ex Ansaldo spazio per ammirare le produzioni di tessuti e capi di moda sostenibile e responsabile e approfondire i temi legati alla tutela dei diritti del lavoro e della sostenibilità dell’industria tessile mondiale.

Nei 32 stand della F&EFS  saranno presenti le due organizzazioni promotrici, AGICES-Equo Garantito  e WFTO  World Fair Trade Organization e il Comune di Milano.  Gli importatori diretti del Commercio Equo e Solidale saranno presenti con tre stand: Auteurs du Monde, la collezione di moda di Altromercato disegnata da Marina Spadafora  con i suoi abiti realizzati dai migliori artigiani provenienti dai villaggi asiatici, sudamericani e africani; Equo Mercato con prodotti per ogni settore, dall'abbigliamento alla cura personale; altraQualità presenta la sua idea Trame di Storie: la concezione dell'abito come oggetto carico di memorie personali e collettive.
I grandi protagonisti del primo Salone internazionale della moda equa, etica e sostenibile  saranno gli artigiani e i produttori provenienti dall'Italia e dal resto del mondo. Tra gli allestimenti speciali di questa prima edizione la "Capsule Collection " di Laura Strambi, Yoj design director esperta di moda sostenibile, che presenterà una collezione ideata appositamente per F&EFS realizzata con tessuti e accessori di produttori del circuito commercio equo e solidale e “Cangiari”, primo marchio etico di alta moda in Italia, presente con i suoi capi d'abbigliamento prodotti con l'antica arte del telaio a mano in Calabria.

Fra i produttori nostrani troviamo la padovana Womsh  famosa per le sue sneakers a impatto zero, scarpe riciclate e rigenerate prodotte in una filiera pensata per una riduzione delle emissioni di CO2. Franco Pugi  di Firenze esporrà le borse confezionate nel rispetto della tradizione toscana. Patrizia Argilli porterà al Salone la collezione “Paradisi" un progetto di Bio-Couture made in Italy. Arte Fatto, onlus milanese presente in Marocco, Senegal e Afghanistan. Chianti Shine dalla Toscana con le produzioni di sartoria, oggettistica e antichità. La Bottega delle arti e dei mestieri di Bologna famosa peri suoi progetti di educazione al lavoro attivi ad Adis Abeba, Etiopia. La stilista milanese Nicoletta Fasani esporrà i suoi modelli nati da forme componibili, e gli accessori creati con i tessuti provenienti dai materiali di scarto dei vestiti. Una filosofia del riutilizzo adottata anche dal Laboratorio Lavgon, casa di produzione tutta al femminile che nasce in una vecchia cascina restaurata nei pressi di Pavia. L'azienda bergamasca Par.Co Denim e la sostenibilità de i jeans cimosati di composto naturale 100% biodegradabile. Paglia Milano,  delle tre sorelle Margherita, Francesca e Giulia Paglia, si presenta con i suoi prodotti di moda “eco-chic” che uniscono le competenze creative delle tre fondatrici: fashion designer, architetto e graphic designer. Stefierre, il marchio della stilista milanese Stefania Riboni, con i suoi pezzi unici confezionati seguendo una filosofia del riuso e riciclo. Da Forlì arriverà Mari Nikolo , la casa fondata da Mariela Nikolova, specializzata in ricerche innovative nello sviluppo di capi di abbigliamento bio componibili con parti intercambiabili e multitaglia. La lombarda Cinzia Mauri , creatrice del logo Amàno, sarà presente con i suoi manufatti ideati su un equilibrio tra arte ed artigianato. Il laboratorio tessile Guri I Zi, porterà dall'omonimo villaggio dell'Albania i prodotti creati dalle 52 artigiane impiegate nel progetto. La Cadò è l'azienda milanese specializzata in cappelli prodotti con materiale in eccesso derivato dal taglio di modelli precedenti. Il progetto Sigillo, la prima agenzia nazionale di coordinamento dell’imprenditorialità delle donne detenute, sarà il marchio esposto sui capi confezionati nei penitenziari. Gli ospiti internazionali saranno presenti con l 'azienda tedesca Lebenskleidung  produttrice di capi confezionati con bio-tessuti. La peruviana Raymisa  è una multisettore specializzata in abiti, arredamento per la casa e alimenti bio. Dalla Colombia arriva Sapia, piccola azienda nata nel 1989, e oggi attiva sul mercato equo e solidale con oggetti prodotti con la buccia delle arance, le foglie di mais, la tagua, la lana, il cotone, la pasta di mais. Mas+Diseño  porterà da Bogotà i suoi prodotti manifatturieri e i suoi accessori di moda confezionati in collaborazione con i gruppi indigeni della Colombia.

Zarif Design casa di moda specializzata nella “slow” production e fondata dall'ex profuga afghana Zolaykha che oggi dà lavoro a 52 artigiani e artigiane in un atelier di Kabul; See me, organizzazione certificata Fair Trade, che impiega nella fabbricazione di manufatti donne vittime di violenza inserite in programmi di educazione delle case di rifugio dell'Amal association di Tunisi e della Keid association di Ankara; Conserve India che punta alla riduzione dei cumuli di spazzatura mediante un processo di riciclo delle borse di plastica e la loro trasformazione in prodotti di moda; Hosoda Kiyoko, l'orafa giapponese nota per produrre gioielli e accessori in argento utilizzando il minimo materiale possibile per il massimo dell’effetto decorativo; ancora dall'India Fusion Clothing, con oltre vent'anni di esperienza nella produzione di abiti bio. Infine Assisi Garments, azienda indiana che dichiara la sua passione di fare dell'abbigliamento biologico uno stile di vita per le persone di tutto il mondo.