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13.12.14

Sustainability & Performance


Qual è il legame tra Sostenibilità & Performance nel settore moda?
Il 2 dicembre in SDA Bocconi sono stati presentati i risultati del field project MAFED "Il processo decisionale per la gestione della sostenibilità nella catena del valore" delle aziende moda realizzato con il contributo di Goldmann & Partners in cui abbiamo risposto a questa domanda.

“Un’impresa moda può essere considerata una best practice nella sostenibilità quando riesce ad integrare etica ed estetica nella filiera, attraverso azioni coerenti e continuative che coinvolgano tutti gli stakeholder”-  dichiara Francesca Romana Rinaldi, co-autrice de “L’impresa Moda Responsabile” (Egea, 2013) docente del MAFED SDA Bocconi e coordinatrice della ricerca -  “quando si parla di sostenibilità nel settore moda ci si riferisce sempre ad un percorso, mai ad un obiettivo finale. In particolare, la sostenibilità nel retail risulta interessante per diversi motivi: è visibile al consumatore, riguarda diversi stakeholder - in primis i consumatori, i lavoratori e gli investitori- e ha un impatto sulle 3P della sostenibilità: People, Profit, Planet.
Il negozio rappresenta il touchpoint ideale per raccontare la sostenibilità al consumatore, per sensibilizzarlo, per emozionarlo. Alcuni accorgimenti in termini di fattori ambientali e di design, sia estetici che funzionali, possono influenzare positivamente la percezione di benessere all’interno del negozio. Oggi una grande opportunità per le aziende è quella di inserire nel rituale di vendita degli assistenti alla vendita maggiori informazioni sulla propria strategia di responsabilità ambientale e sociale. La sfida è saper raccontare in modo coinvolgente la sostenibilità, anche attraverso l’utilizzo della tecnologia, permettendo al consumatore di acquisire tutti gli elementi necessari per apprezzare pienamente il valore aggiunto della sostenibilità.”


“Il retail, sia nel rapporto con i consumatori finali (negozi fisici) sia in quello con i buyer (show-room), oltre alla funzione distributiva, riveste un ruolo strategico nella comunicazione della vera essenza/identità del brand. Infatti, le diverse leve utilizzate a livello retail (store concept, vetrine, layout espositivi, assortimento prodotti, personale di vendita, eventi e customer relationship management) consentono nel loro insieme di rendere coerente e di massimizzare l'efficacia dello storytelling del brand” dichiara Salvo Testa, Senior Professor SDA Bocconi.
“Finora, anche nelle strategie di comunicazione a livello retail, hanno prevalso contenuti della brand identity volti ad enfatizzare le sole valenze aspirazionali, volte a rendere la shopping esperience unica ed emozionale. Oggi, con la crescente consapevolezza del consumatore finale alle tematiche di sostenibilità e di tracciabilità del prodotto, anche il retail può diventare uno strumento formidabile per veicolare tali nuovi contenuti della strategia di brand.

Isabella Goldmann, architetto, direttore scientifico del Centro Studi per la Sostenibilità Applicata Goldmann & Partners e autrice di “Architettura Sostenibile” (FAG 2013), che ha contribuito alla ricerca, afferma che “Questo studio ha reso evidente che la sostenibilità è un importante orientamento strategico, poiché vi si dimostra che l'investimento in sostenibilità dà un ritorno in termini di performance e di immagine percepita dal cliente, a partire dal momento in cui il cliente entra nel punto vendita. Il retail sostenibile è uno degli elementi centrali di questa analisi poiché il benessere generale all’interno dello spazio di vendita, risultato di un giusto mix di molteplici scelte tecniche, condiziona positivamente il percepito del brand  da parte del consumatore. All’interno del settore moda gli spazi di miglioramento del retailing sostenibile sono comunque ancora molto ampi. I criteri con cui questi miglioramenti posso essere portati fanno capo ai principi della architettura sostenibile, soprattutto quelli relativi alla progettazione bioclimatica di involucro e impianti, che va applicata con competenza e severità. E’ ormai scientificamente dimostrata l’influenza positiva sul corpo e sul comportamento umano di scelte progettuali corrette come l’utilizzo materiali non tossici, di livelli di illuminamento non aggressivi, di piante con forte capacità di purificazione e di impianti leggeri che garantiscano una buona qualità dell’aria interna. In uno spazio di vendita l’effetto di tali scelte progettuali corrette si afferma producendo un percepito positivo nei confronti del brand.”.

Rossella Ravagli, Head of Sustainability & Responsibility Gucci, "accanto ai valori che tutto il mondo associa inequivocabilmente al marchio Gucci, quali creatività, innovazione, artigianalità, qualità assoluta e made in Italy, Gucci ha da sempre posto un atteggiamento responsabile verso le persone, la cultura e l’ambiente con particolare attenzione al valore della sostenibilità. Nel 2004, Gucci si è distinta come una delle prime aziende del settore ad impostare volontariamente un processo di certificazione nel campo della responsabilità sociale d'impresa coinvolgendo tutta la sua filiera produttiva. Da oltre 10 anni ormai la sostenibilità è diventata parte integrante della strategia aziendale. Da un punto di vista ambientale, nel 2010 l’azienda ha ottenuto la certificazione 14001. Da allora abbiamo avviato un programma di iniziative eco-friendly, dedicando molta attenzione ai nostri uffici e negozi con azioni volte a limitare il consumo di energia e investendo sulla sostenibilità di materiali e processi.  Dopo aver ottenuto la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) per il negozio di San Francisco e gli uffici di Shanghai, Gucci ha conseguito questo prestigioso riconoscimento anche per il negozio di Milano a Brera e per il nuovo centro logistico di S. Antonino in Svizzera, che e’ anche dotato dell’impianto fotovoltaico più grande di tutto il Ticino. Tutti i negozi sono concepiti in modo tale da massimizzare il risparmio energetico ed idrico, la riduzione delle emissioni di CO2, il miglioramento della qualità ecologica degli interni, dei materiali impiegati. Agire sulla sostenibilità degli spazi è importante per dare un messaggio di sensibilita’ su questi temi ai clienti, oggi sempre più attenti ed orientati a scelte d’acquisto consapevoli. Un ruolo fondamentale in questo processo e’ quello degli addetti alla vendita, in grado di trasmettere l’impegno e la sensibilita’ dell’azienda."

Rossella Schipani, HR Generalist Gap Italy , “Il percorso di Gap come azienda responsabile è iniziato fin dalla sua creazione, nel 1969. I  fondatori, Doris e Don Fisher hanno introdotto tra i valori portanti della cultura dell’impresa “Do What’s Right”, ovvero fare la cosa giusta, ispirando così migliaia di dipendenti in tutto il mondo a fare molto più che vendere vestiti. Questo principio continua a guidare il nostro impegno nella comunità in cui viviamo e lavoriamo, migliorando quindi la performance sociale e ambientale attraverso numerosi azioni. Tra le più rilevanti: la realizzazione annuale di un report sulla Social & Environmental Responsibility, la creazione di un programma rivolto ai dipendenti per incentivare il volontariato d’impresa, come il Payroll & Match giving o il Money for Time; infine il finanziamento di un progetto volto a promuovere la formazione e la crescita professionale delle donne che lavorano nei nostri stabilimenti produttivi in Asia”.


Ecco cosa ne hanno scritto alcuni magazines:






Event: Green Christmas

Ecco un evento dedicato a chi questo w-e vuole prepararsi ad un Verde Natale!



10.12.14

My new article in via Sarfatti 25: LONG LIVE FASHION

Ecco il mio nuovo articolo appena pubblicato su Sarfatti 25, la rivista dell'Università Bocconi.


Potete leggerlo a pagina 16 del numero di dicembre: http://www.viasarfatti25.unibocconi.it/rivista/2014/12/

30.11.14

The Fashion Globe Magazine writes about The Responsible Fashion Company


My last interview just published by The Fashion Globe Magazine.


MILAN, Italy — The so-called era of ‘liquid modernity’ is now embracing a new era of complexity, uncertainty and systematic doubt. We are at the point of an economic revolution, where the paradigms and business models of consumption are changing and the neo-consumer — better described as a 'consum-actor' or 'consum-author' — is both a user and an active part of the complex consumption dynamics. This is positively contributing to rethinking, rebuilding and redesigning the rules of the market. Furthermore, a new slow fashion movement has started an era of critical and participatory consumption characterised by a strong new opposition between ‘to be’ and ‘to use’.

Continue reading the article on The Fashion Globe


2.11.14

My article on ecofashionworld


Consumers all over the world are becoming increasingly attentive to the environmental and social impact of the products they buy. They belong to the niche often known as ‘cultural creatives’ or LOHAS (Lifestyles of Health and Sustainability). 


When we speak of LOHAS we refer to a type of consumer that pursues, through daily choices, a lifestyle based on ecological sustainability and an attention to their own health and that of the planet. Consequently, when shopping, this consumer chooses carefully, is aware of the importance of quality and of the origin of products – and that includes fashion products. Understanding LOHAS customers – and segmenting them – is fundamental for the companies to be successful. Are they addressing a “fundamentalist”, a “health fanatic”, a “fashionista” or “moderate” consumer?
The book “The Responsible Fashion Company” (Greenleaf Publishing, 2014) has been written for students, researchers, managers, professionals, and, of course, for LOHAS consumers, with the intention of raising awareness and providing information on how to manage eco-sustainability in fashion. In short, it is about how to be a more informed and proactive consumer.
By interviewing many experts – after several years of research – I had the opportunity to discover some best practices. I would like to briefly introduce some of these with reference to issues which are particularly important for certain phases of the product life-cycle:
- Innovation in the value chain
- Reduction of environmental impact and use of resources
- Transparency and traceability of the value chain


To read more check out my article for ecofashionworld: enjoy your reading!




28.10.14

Events: "The Responsible Fashion Company" official book launch!

We are getting ready for the big event!


The Responsible Fashion Company
Book Launch
Thursday 30th October 6.00 - 8.30pm
People Tree, 5 Huguenot Place, 17a Heneage Street, London, E1 5LN

Program



h6-6.30pm Registration & Networking

h6.30-8pm Book presentation & debate

Francesca Romana Rinaldi, book co-author
The Responsible Fashion Company: integrating ethics & aesthetics in the value chain

Safia Minney, MBE, People Tree founder and CEO
Craft & sustainability light the path for Change

Simone Cipriani, Head Ethical Fashion initiative of The International Trade Centre (ITC)
Post-Luxury: people, responsibility and fashion

Orsola De Castro, Creative director at From Somewhere and Reclaim To Wear, co-founder and co-curator of Estethica at LFW
Rubbish and Revolution

Q&A
h8-8.30pm Toast  & Networking



RSVP
RSVP Neil Walker by 27th October 
neil.walker@Greenleaf-publishing.com

How to get to the event?


5.10.14

Evento "Lunga vita alla moda!" @Salone della CSR



Dal 1998 HUMANA People to People Italia sostiene progetti di sviluppo nel Sud del mondo.  L’organizzazione finanzia le proprie attività grazie a partner pubblici/privati e alla raccolta di abiti usati che realizza in collaborazione con oltre 900 Comuni d’Italia e in partnership con aziende della moda.
Gli studenti del corso “Le imprese della moda: modelli di business e strategie di sviluppo emergenti” dell'Università Bocconi sono stati coinvolti in un'attività progettuale per affrontare in maniera innovativa un tema sempre più caro alle aziende di moda: il riutilizzo, anche creativo, di capi di moda usati.

Obiettivi:
  1.        ridurre l’impronta ecologica della moda;
  2.        creare dei circuiti virtuosi di up-cycling che uniscano creatività e sostenibilità ambientale;
  3.        generare risorse economiche per sostenere i progetti di HUMANA nel Sud del mondo.

La collaborazione tra HUMANA e Bocconi, grazie alla creatività degli studenti, ha generato progetti innovativi che hanno avuto come target privilegiati le aziende del lusso.  I progetti hanno valutato il posizionamento delle aziende, la meccanica della donazione degli abiti usati, la ri-creazione dei capi a partire dagli capi usati e l’inserimento sul mercato dei nuovi prodotti.

Nuovi. Perché la fine di un abito può essere un nuovo inizio.

Siete tutti invitati all'evento che si terrà durante il Salone della CSR e dell'Innovazione Sociale:
Quando? 8 ottobre h14
Dove? Edificio Grafton dell’Università Bocconi, in via Roentgen
Cosa? Parleremo di come come la fine di un abito possa essere un nuovo inizio 
Con chi?

Daniele Maio, Referente aziende di HUMANA People to People Italia ONLUS

Salvo Testa, Docente di Strategia, Dipartimento di Management & Technology, Università Bocconi. Responsabile del corso  “Le imprese della moda: modelli di business e strategie di sviluppo emergenti” e coautore del libro “L’impresa moda responsabile” (Egea, 2013)

Francesca Romana Rinaldi, Docente di Competitive Strategy nei Settori Creativi e Fashion Management, Dipartimento di Management & Technology, Università Bocconi. 
Docente del corso  “Le imprese della moda: modelli di business e strategie di sviluppo emergenti” e coautrice del libro “L’impresa moda responsabile” (Egea, 2013)

Giulia Blanda, Silvia Brambilla, Sofia Molendini, Giulia Pastormerlo, Chiara Piccolo, Studentesse del corso “Le imprese della moda: modelli di business e strategie di sviluppo emergenti” del triennio Bocconi. Hanno realizzato il progetto #Up2You incentrato sul brand Gucci.


Vi aspettiamo!


Reportage della visita allo stabilimento logistico di Humana People to People Italia con gli studenti del corso (maggio 2014).