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15.4.16

FASHION REVOLUTION WEEK: #WhoMadeMyClothes

Dal 18 al 24 aprile 2016 torna la campagna internazionale Fashion Revolution che, dopo il successo delle edizioni precedenti, si allunga ad una settimana.
La Fashion Revolution Week chiama a raccolta tutti coloro che vogliono creare un futuro etico e sostenibile per la moda, chiedendo maggiore trasparenza durante tutta la filiera fino al consumatore finale.
La campagna pone a tutti una semplice domanda: “Chi ha fatto i miei vestiti?”. Per rispondere basterà indossare gli abiti al contrario, con l’etichetta bene in vista,fotografarsi e condividere le foto attraverso i social media (Facebook, Twitter, Instagram) con l’hashtag #WhoMadeMyClothes, taggando i grandi marchi della moda e condividendo le loro risposte. A questo link si può scoprire cosa fare per partecipare.  
Durante la settimana, in 86 Paesi del mondo, si succederanno eventi e iniziative per sostenere un grande, unico messaggio di giustizia e celebrare la moda come forza di cambiamento, mostrando il proprio sostegno a chi vuole creare filiere trasparenti, etiche e giuste. Ad essere coinvolti saranno tutti coloro che operano nel mondo della moda, dai coltivatori di cotone ai lavoratori delle fabbriche, dai grandi marchi ai negozi di abbigliamento, dai consumatori agli attivisti.
La Fashion Revolution Week prenderà ufficialmente il via a Milano lunedì 18 aprile – in Piazza San Fedele 1/3 alle ore 18.00 – con la performance teatrale di Tiziana Di Masi, che nei suoi spettacoli affronta i grandi temi della nostra società e in questa occasione parlerà di moda contraffatta. Saranno inoltre presenti info point dedicati arealtà virtuose nel campo della moda etica e dell’innovazione, tra cui Auteurs du Monde.
Fashion Revolution nasce in Gran Bretagna da un’idea di Carry Somers e Orsola De Castro, pioniere del fair trade, per ricordare l’anniversario della strage di Rana Plaza a Dhaka, in Bangladesh, dove nel 2013 hanno perso la vita 1133 operai del tessile. In Italia la campagna è coordinata dalla stilista Marina Spadafora, ambasciatrice di una moda etica e sostenibile, con Virginia Pignotti, Laura Tagini e Carlotta Grimani, ed è sostenuta da Altromercato – la maggiore organizzazione di Commercio Equo e Solidale in Italia – insieme alle Botteghe del Mondo su tutto il territorio nazionale.
Sarà questa un’importante occasione per promuovere una maggiore consapevolezza di tutto quello che c’è dietro ai vestiti che indossiamo e dell’impatto della modain ogni sua fase di produzione. Messaggi che vogliono dimostrare come un nuovo modello economico ed un consumo responsabile siano possibili, attraverso la valorizzazione di realtà che realizzano capi praticando una filiera etica, come avviene nel Commercio Equo e Solidale.

“Piccoli gesti possono fare una grande differenza. Siamo tutti legati gli uni agli altri e quindi anche il semplice chiederci "chi ha fatto i miei vestiti?" può determinare un nuovo modo di scegliere ciò che acquistiamo e magari può incoraggiare chi crea la moda a farlo in maniera più responsabile – commenta Marina Spadafora, direttrice creativa di Auteurs du Monde, la linea di moda etica di Altromercato, e coordinatrice del Fashion Revolution Day in Italia –  Vogliamo creare, soprattutto nei giovani, una maggiore consapevolezza riguardo le abitudini e l’impatto che i nostri acquisti hanno sulla società e sull’ambienteSolo quando il consumatore finale esigerà trasparenza e comportamenti etici dalle aziende da cui acquista si potrà vedere un cambiamento profondo, dettato dalla domanda del mercato per prodotti sempre più sostenibili. Ognuno di noi ha il potere di cambiare le cose per il meglio, ogni momento è buono per iniziare a farlo”.

15.3.16

Rebirth Forum: la Mela Reintegrata by Michelangelo Pistoletto

17 – 18 – 19 marzo
Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci

2° Rebirth Forum – La Mela Reintegrata
Tre giorni di confronto e dibattito sull’innovazione responsabile e sostenibile


Sarà La Mela Reintegrata, l’opera di Michelangelo Pistoletto il simbolo e il tema ispiratore del “2° Rebirth Forum - La Mela Reintegrata” a Milano, dal 17 al 19 marzo, negli spazi del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci che si concluderà il 21 marzo con l’installazione permanente dell'opera in Piazza Duca D’Aosta.

Tra il 17 e il 19 marzo, a Milano, si incontreranno oltre cento rappresentanti dei mondi delle istituzioni, dell’arte, del design, dell’università, delle associazioni, dei movimenti ambientalisti, degli attivisti legati ai temi del cibo, della finanza etica, dell’agricoltura urbana, per dar vita ad un cantiere lungo un anno in grado di innestare processi di trasformazione sociale che incidano profondamente sul territorio milanese. Il percorso nasce dal lavoro di Michelangelo Pistoletto e di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto e coglie l’occasione della presentazione de La mela reintegrata per dar vita a questo grande laboratorio.
“Cercavamo un modo per condividere questo percorso – ci ha spiegato Paolo Naldini, Direttore della Fondazione - per far sì che la presentazione dell’Opera di Michelangelo non rimanesse fine a se stessa o comunque relegata solo al mondo degli estimatori, ma diventasse un occasione per innestare quei processi di trasformazione sociale che da anni cerchiamo di raccontare”.
Tre giorni di confronto e dibattito tra i rappresentanti delle istituzioni pubbliche, docenti e ricercatori universitari, insegnanti, associazioni della società civile e altri soggetti impegnati in pratiche di innovazione responsabile e sostenibile nei diversi ambiti: dall’agricoltura alla salute, dalla tecnologia all’economia, dalla produzione alla politica, dall’architettura alla moda. Questa è forse la caratteristica più importante di questo evento. Non un semplice simposio ma il tentativo di innestare un vero e proprio “cantiere sociale” che veda protagonista la città di Milano (come laboratorio di un modello poi replicabile ovunque).
Il Forum non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza – spiega Paolo Naldini direttore Cittadellarte-Fondazione Pistoletto - I lavori che imposteremo in questi tre giorni proseguiranno poi per un anno proprio su Milano, per avviare davvero cambiamenti concreti sul territorio.
Dopo la prima edizione del Forum a Cuba, tenutasi lo scorso anno, i temi in discussione introdotti da Michelangelo Pistoletto in questo secondo Forum saranno sette: formazione, natura e cultura, economia e governo, antropologia e sociologia del contemporaneo, arte tra religione e politica, urbanistica, produzione e responsabilità sociale.
I temi saranno incrociati ad altre aree interdisciplinari e settori d’interesse, tra cui: Alimentazione – Genetica – Medicina – Formazione – Filosofia – Tecnologia – Ricerca scientifica – Architettura – Design – Moda – Economia – Politica – Ambiente paesaggio agronomia – Energia – Imprenditoria e artigianato – Arte – Religione.

L'apertura del Forum si svolge con la partecipazione delle autorità istituzionali; quindi, si avvia una fase di lavoro in gruppi in forma di dibattito plenario e tavoli tematici, a cui partecipano 100 invitati. Seguirà la stesura di un documento finale, che costituirà la base del programma di lavoro per il “Cantiere Permanente Rebirth - Milano”: un laboratorio operativo che durerà per tutto l’anno, il cui obiettivo è tracciare delle linee comuni per contribuire allo sviluppo delle pratiche di cambiamento della società. Il terzo giorno il Forum si conclude con una sessione aperta al pubblico e alla stampa, in cui vengono presentati i risultati dei lavori.
(Ph.EnricoAmici)
Il lavoro su Scienza e Società in cui è impegnato il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia – dichiara il Direttore generale Fiorenzo Galli - trova nell'opera di Michelangelo Pistoletto un ideale compagno di viaggio per un immediato e un futuro impegno. Infatti, il pianeta sta affrontando la più grave e complessa crisi della sua storia riferita all'uomo. La popolazione mondiale è in continuo aumento e, nonostante squilibri di opportunità, l'aggressione alle risorse naturali è grave e senza precedenti. La ricomposizione fra equilibri naturali e sviluppo delle conoscenze deve trovare un nuovo e indispensabile equilibrio, pensando anche a nuovi modelli sociali.
La conclusione del Forum sarà anche segnata dall'inaugurazione de La Mela Reintegrata, donata alla Città di Milano da Michelangelo Pistoletto e Cittadellarte, alla presenza dell’artista e del Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, all'Assessore alla Cultura Filippo Del Corno e all'Assessore ai Lavori Pubblici Maria Carmela Rozza, nella sua collocazione definitiva, Piazza Duca D’Aosta, lunedì 21 marzo alle ore 14,30.

L’opera - spiega l’artista Michelangelo Pistoletto - rappresenta l’entrata in una nuova era nella quale mondo artificiale e mondo naturale si ricongiungono producendo un nuovo equilibrio planetario. il passaggio epocale che il mondo sta vivendo ed è l'indicazione di come affrontarlo, un'opera che coinvolge oggi ognuno di noi e il futuro di noi tutti.
Secondo Michelangelo Pistoletto “la storia umana è al terzo stadio. Il primo era il paradiso naturale, di quando eravamo dentro alla mela. Con il morso della mela siamo usciti dalla natura e passati al secondo stadio, il paradiso artificiale, che ormai divora la mela, cioè devasta l'intera natura. Adesso dobbiamo passare al terzo stadio, quello in cui si realizza la cucitura del mondo artificiale con il mondo naturale. Il Terzo Paradiso nel quale la scienza e la tecnica anziché allontanarci dalla natura ci aiutano aiutano a salvare la natura stessa e con essa l'intera umanità”.


2° FORUM REBIRTH – LA MELA REINTEGRATA

Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, via San Vittore 21, Milano


Giovedì 17 marzo, Sala del Cenacolo, dalle 14.30 alle 16.00 (aperto alla stampa)

Intervengono:

Fiorenzo Galli, Direttore Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci

Filippo Raffaele Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano
Giulia Maria Crespi, Presidente onorario FAI
Giuliana Carusi Setari, Presidente Fondazione Pistoletto
Carlo Capasa (Direttore Camera Nazionale della Moda Italiana)
Massimo Tarantino ( Fondazione Giangiacomo Feltrinelli)
Michelangelo Pistoletto, artista
modera: Paolo Naldini, Direttore Fondazione Pistoletto e Fortunato D'Amico, curatore Forum Rebirth


Venerdì 18 marzo, Sala del Cenacolo, dalle ore 9,30 alle 19,30 (chiuso al pubblico)

Sabato 19 marzo, Auditorium, dalle 10.00 alle 13.00 (aperto al pubblico e alla stampa)

Intervengono:

Fiorenzo Galli, Direttore Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci

Maria Teresa Pisani (commissione Economica per l'Europa, Nazioni Unite)
Piero Bassetti (Fondazione Giannino Bassetti)
Luisa Collina ( Preside Politecnico di Milano - Scuola del Design)
Massimo Tarantino ( Fondazione Giangiacomo Feltrinelli)
Laura Ferraris ( Assessore alla Cultura del Comune di Parma)
Francesca Romana Rinaldi (Direttore Master in Brand & Retail Management Milano Fashion Institute)
Mauro Rossetti (Direttore Tessile e salute)
Daniel Tarozzi (Italia che Cambia)
Michelangelo Pistoletto, artista
modera: Paolo Naldini, Direttore Fondazione Pistoletto e Fortunato D'Amico, curatore Forum Rebirth 

5.3.16

Events: Be Nordic #SustainableFashion @UnicreditPavillion 18.03.2016


Be Nordic 2016
Seminario su Moda Sostenibile
18 marzo 15:00 17:00 UniCredit Pavilion di Milano

Il seminario è aperto al pubblico. La partecipazione è gratuita, occorre iscriversi inviando una mail all'indirizzo benordic@visitdenmark.com e indicare nell'oggetto "Seminario Moda Sostenibile".
La moda è uno dei settori più importanti al mondo ma è anche responsabile di un significativo impatto ambientale. New Nordic Fashion ha deciso di creare un punto d’incontro tra i materiali innovativi e sostenibili e la creatività dei giovani designer nordici. Un gruppo di scandinavi ha risposto alla NICE Design Challenge e ideato una collezione di alta moda sostenibile, presentata durante il Copenhagen Fashion Summit nel 2015.
In occasione di Be Nordic, il Danish Design Institute presenta un seminario dedicato al fare moda in modo sostenibile e mette in mostra una selezione di look di Sustainable Fashion.

I Look
Marimekko: l’azienda finlandese, conosciuta  per le sue stampe e i colori originali, mira a creare le sue collezioni  minimizzando l’impatto ambientale. Tra i materiali utillizzati poliestere riciclato, realizzato a partire da bottiglie di plastica usate,  e fibre di legno di eucalipto (Tencel®)  entrambi prodotti con enormi risparmi di acqua, energia e emissioni di CO2.  Vengono inoltre utilizzati filati di seta Oeko Tex-certificata, senza sostanze nocive

Barbara í Gongini:  Brand faroese brand basato a Copenhagen offer una collezione androgena con un approccio altamente sostenibile senza compromettere la morbidezza dei capi. I tessuti della collezione solo creati a partire da materiali di scarto di progetti e collezioni. Utilizzando degli scarti, non necessariamoente sostenibili in origine, la nuova produzione minimizza il suo impatto ambientale, il consumo di acqua e di energia riducendo le emissioni di CO2. Altri tessuti sono di cotone bio e fibre di legno di eucalipto.

Nina Skarra: La stilista si focalizza su un design sostenibile guardando all’intero processo di produzione, dalla materia prima fino al suo smaltimento. Tra i materiali utilizzati per le creazioni: i filati di seta Oeko Tex-certificata, senza sostanze nocive, e la lana Biologica: le pecore sono nutrite con mangimi bio e provengono da pascoli coltivati senza l’uso di pesticidi nocivi o di fertilizzanti sintetici.

FilippaK: brand scandinavo dal tratto unico che si distingue per il suo design senza tempo.Le sue creazioni utilizzano tessuti in cotone biologico coltivato senza pesticidi o fertilizzanti nocivi all’ambiente, agli animali e agli uomini. Vengono inoltre usate insieme alla lana biologica  le fibre di legno di eucalipto Tencel®.

Il seminario di sviluppo su moda sostenibile è parte del programma Be Nordic, evento dedicato alla cultura nordica (18-20 marzo - UniCredit Pavilion)
Il programma dettagliato di Be Nordic e il calendario completo della manifestazione sono scaricabili dal sito www.benordic.it.


20.2.16

The quest for #ResponsibleInnovation #IdeasOfManagement #SDABocconi

Here is my interview with Marco Lucietti on Responsible Innovation: read the article on SDA Bocconi Ideas of Management.


Many firms in a wide variety of industries are nowadays willing to find the right Corporate Social Responsibility strategy in order to get the benefits of a multi-stakeholder approach, such as having greater capacity to attract human capital, improving the business climate and thus employee performance, reinforcing the brand value. But for the business community the term “Corporate Social Responsibility” is considered quite outdated and managers often prefer talking about “Responsible Innovation” since the latter clearly refers to a 360° approach based on social, environmental, ethical responsibility and innovation.
Can Responsible Innovation be an important driver for the firms’ success and internationalization? For a firm growing at global level, what is the updated role and which are the required skills for a good manager?
These questions are definitely hot in fashion, one of the key sectors for the Italian economy. Several textile & clothing companies are currently in the process of updating their business models, leveraging on responsibility and technological innovation, willing to build renewed and solid sources for a sustainable competitive advantage.
In this article I would like to share an interesting talk I recently had with a manager that spent most of his time on the development of a strategy based on Responsible Innovation: Marco Lucietti, 44 years old, Global Marketing Director of the Turkish company Sanko Holding/ISKO™ Division*.

What does Responsible Innovation mean and why companies in fashion & textile are nowadays investing on it?

Responsible Innovation is a very wide concept, meaning that it is effective only when it embraces all aspects of a company’s activity. In my experience, I have strongly committed myself and, therefore, ISKO™ to the implementation of a consistent responsible approach. What does that mean? I believe that this idea is mostly around “respect”: respect for people who are working and partnering with us, but also people that will experience our innovation at the very end of the value chain; respect for the environment, bearing in mind that we are due to pay attention to how we approach the planet and we are all asked to do our best in order to reduce our negative impact. Everything should always be done in the name of transparency.

Let’s talk about Responsible Innovation applied to denim: the topic is relevant since cotton is one of the most “irresponsible” fibers in fashion. Patagonia, among the most sustainable companies in the world at the end of 2015 decided to introduce an Advanced Denim technology for its denim line, basing it on three main pillars: use of organic cotton, sustainable dyeing, Fair Trade Certified Sewing.
Which are the main challenges to get more transparent value chains?

In my opinion, the most difficult thing is to deliver transparency in each step of the value chain. We as ISKO™ are for sure able to guarantee that our part concerning denim fabric production is responsibly innovative, but what about the other steps? From my side, I have pushed to always choose partners (laundries, garment makers and so on) that do share our same beliefs and approach, to be able to offer brands with a guaranteed and certified value chain from beginning to end. In my opinion, this is the only way brands can be sure to rely on trustworthy partners that are seriously committed, and this is the only way to say that the production is really transparent.

 

An “orchestrator” helps the different players in the industry to be more connected, thus making easier to share a story about a transparent value chain. Which are the conditions to become an “orchestrator”?

The “orchestrator” is someone that is fully aware of the importance of responsibility and intends to put it into action, without compromises. This is someone that has established itself as a real thought leader, constantly improving the culture of the industry as of innovation, both for products standard, approaches and trends.
In these years at ISKO™, I personally put all my efforts into the pursuit and realization of this positioning as thought leader of the denim industry, to create the conditions of innovation for the sector.

Sharing a story with the consumers about the value chain is not easy at all but is part of the duties of a company working on Responsible Innovation. Many ingredient brands are trying to get visibility towards the final consumers implementing B2B2C strategies creating partnerships along the value chains: which are the opportunities and challenges of ingredient branding?

Constructing a quality ingredient brand is a process that requires time and consistency because it means, first and foremost, creating value at every stage of the production cycle, from design concept to manufacture. Once the target value has been achieved, it must then be communicated to the fashion brand and to the end-consumers in order for it to be of use of everyone.
When I started at ISKO™, denim fabric was generally conceived as a commodity: not many people, even professionals, did perceive the real difference behind choosing a certain fabric rather than the other. They did recognize a difference in performance, but maybe didn’t acknowledge that the difference was also in the weave and in the way fibers are blended to get the maximum fit support and result.
I think that the main challenge of our positioning as ingredient brand was exactly to let people perceive this added value that is brought by denim fabric itself, creating a rational and emotional bond with the partners and in the end with the final consumers, enriching also the brands’ storytelling.

Are there some jeanswear brands you would like to mention as best practices for Responsible Innovation? Why?

Among the many brands we are collaborating with, we were glad to find a lot of partners open and willing to commit to responsible innovation. I think that a couple stood out on this, for example Nudie Jeans that launched the Post Recyle Dry project in collaboration with ISKO™, and also the Italian brand haikure that has transparency as its priority and has made its collections fully traceable from beginning to end.

Is the consumer ready to appreciate this kind of storytelling, thus recognizing the higher value provided by Responsible Innovation?

I really think that, given a product that is at the forefront for technology and fit performance, the consumer is rewarding those who are committing themselves toward Responsible Innovation. Much more than simple eco-sustainability, the wider concept of Responsible Innovation is more and more capable to drive consumers’ purchase choice – and it will be more and more important in the near future.

Which suggestions would you like to share with fashion & textile companies willing to work on Responsible Innovation?

I would recommend them not to stick to their only behavior or approach, rather to have a wide view of the value chain to see how their partners are acting. On the other side, I think that they shouldn’t highlight only the “green” side of responsibility: ethics is key as well.

I perfectly agree with you, Responsible Innovation needs to be “made-to-measure” according with the different brand identities.
To conclude, which do you feel is the role of a manager working in an international company dealing both with developing and developed countries?

A manager should always bear in mind that positioning the company’s activity only following a price-driven approach is exactly the one that leads the company’s products and activity to be perceived as a commodity. Developing countries should be used as leverage when they represent an example of virtuous cooperation.
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At the end of the interesting talk with Marco Lucietti I had a clear idea of what working on Responsible Innovation means: it is a complex job that requires a lot of skills, energy and enthusiasm.
In 2001 Porter and Kramer wrote in their popular Harvard Business Review article Creating Shared Value“The solution lies in the principle of shared value, which involves creating economic value in a way that also creates value for society by addressing its needs and challenges. Businesses must reconnect company success with social progress. Shared value is […] a new way to achieve economic success.”
Having as main goal the creation of shared value, the role of a “good manager” is nowadays challenged by the need of handling increasing complexities along the value chain and a “good global manager” needs to be also a cultural mediator with the important role of sensitizing the approach of companies, especially the ones coming from developing countries, towards better sustainability standards.

*ISKO™ is the global leader for Premium Denim, top-quality ingredient at the forefront of innovation. Thanks to its strong R&D and deep knowledge of global trends, it’s capable of untiringly creating cutting-edge patented technologies revolutionizing the jeans world and inspiring new fashionable lifestyles, with special attention to quality and performance. http://www.isko.com.tr
The article has been originally published on SDA Bocconi Ideas of Management.
http://ideas.sdabocconi.it/strategy/archives/4868

Exclusive projection of #TheTrueCost in Bocconi University

You are all invited to participate to the exclusive projection of the documentary film "The True Cost" by Andrew Morgan in Bocconi University, via Sarfatti 25, room Maggiore h5.30-7.30pm. 
Explore the other side of fashion!

11.2.16

#OrangeFiber: the Italian Winner of the #GlobalChangeAward


The world needs bold ideas closing the loop for fashion!

On 10 February, HRH Crown Princess Victoria of Sweden awarded the winners of the first GlobalChange Award, an annual innovation challenge for circular fashion initiated by the non-profit H&MConscious Foundation. Most votes, and a grant of 300,000, were awarded to the Finnish team behind Making waste-cotton new; conversion of waste-cotton into new textile. To further accelerate the transformation towards a circular fashion industry, the Foundation now launches the Global Change Award Network, an open-source database for innovations.
The Global Change Award was introduced in August 2015 by the non-profit H&M Conscious Foundation. Between 25 August and 31 October the challenge was open for anyone to apply. Over 2,700 innovators from 112 countries contributed. The H&M Conscious Foundation reviewed the applications with the help of innovation collaborators KTH Royal Institute of Technology, Accenture and the Expert jury. The five ideas considered to have most potential in helping close the loop for fashion was selected as winners.
The online vote was held 1-7 February and the results are:
n1. Making waste-cotton new - conversion of waste-cotton into new textile. Innovation team lead: Michael Hummel, Finland. (31% of the votes)
n2. The polyester digester - using microbes to recycle waste polyester textile. Innovation team lead: Akshay Sethi, U.S. (22% of the votes)
n3. An online market for textile leftovers - a marketplace for industrial upcycling of spill in production. Innovation team lead: Ann Runnel, Estonia. (18% of the votes)
n4. 100 percent citrus - creating new textile out of citrus juice production by-products. Innovation team lead: Enrica Arena, Italy. (15% of the votes)
n5. Growing textile fibre under water - utilizing algae to make renewable textile. Innovator: Tjeerd Veenhoven, the Netherlands. (14% of the votes)


“This prestigious grant will allow us to lift our technology closer to an industrially viable level. Now we will focus on the further development of technical details, in particular the solvent recovery to ensure economic competitiveness and complete environmental friendliness of our process, says Michael Hummel, spokesperson for the Finnish team behind Making waste-cotton new - conversion of waste-cotton into new textile.
Inspired by the response from the global innovation community, and to spark impact beyond the five winners, the Foundation now launches the Global Change Award Network, a public digital space where teams and ideas can grow.
“When the application period closed, we sat with thousands of amazing ideas. So we decided to create the Global Change Award Network. You can look at it as a matchmaking site, where innovators can present their ideas, get feedback, make contacts and maybe investors can even find the next big thing. A digital greenhouse for innovative ideas,” says Karl-Johan Persson, board member of the H&M Conscious Foundation and CEO of H&M.
The award ceremony on 10 February marked the beginning of a one year innovation accelerator, provided by H&M Conscious Foundation, Accenture and KTH Royal Institute of Technology in Stockholm, Sweden. The program will help the winners develop their ideas, focusing on three main areas; circular economy, innovation and fashion industry connection.
“The level of innovation that we have seen throughout this process is truly inspiring and we aim to advance the strategic business growth of the five Global Change Award winners by guiding and coaching them through the Innovation Accelerator to develop their ideas further”, says Jennie Perzon Strategy Program Lead, Accenture.
“For KTH, it is a matter of both urgency and privilege to be a partner to Global Change Award, as we are facing extreme environmental challenges. Supporting this effort and being part of a better future is the obvious course for KTH to take. We are excited to kick off the accelerator program and get to know the five winning innovators,” says Lisa Ericsson, Head of KTH Innovation. 

OrangeFiber is the Italian winner of the GlobalChangeAward2015
100 percent citrus: Creating new textile out of citrus juice production by-products.
There is an increasing demand for sustainable textiles. Using by-products from citrus juice production, instead of growing a dedicated crop, creates an opportunity to produce more sustainable textiles. The yarn produced from the by-products can be used to create different types of textiles and addresses the demand for high quality sustainable textiles. Since the process uses resources and materials already produced it improves the environmental impact related to industrial waste, while extracting a raw material fitting for spinning new yarn.
The first industrial prototypes have been developed, and research and further development is now needed to begin replicating the process in other regions around the world where citrus juice is being produced.
Originating from Sicily, Adriana came up with the idea as a fashion design student. She later teamed up with Enrica and together they started develop the concept and build a team around it. Their testing is conducted in Catania on Sicily and they have their day-to.day office is in Milan. They currently make samples and small volumes of fabrics but look to scale up, improve their process and ultimately get their fabric into stores.